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OVER AD ART

Da Warhol a Scepi

passando da Fortunato Depero .

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Verso la seconda metà del 900, Franco Scepi sigla con il claim Over Ad’ Art il suo contrasto con la Pop Art di Andy Warhol, il quale utilizzava immagini pubblicitarie create da altri, come la zuppa Campbells. Con l’Over Ad Art Scepi trasforma i frames dei suoi film pubblicitari in dipinti, per andare oltre il Marketing. Una ritrovata dignità etica che si oppone al pedissequo servizio delle merci perché tutto non sia solo consumo. Maurizio Scudiero, il celebre storico, afferma che secondo Scepi, l’arte è l’opposto della merce che appena acquistata esaurisce il suo potere seduttivo. Qui sta il cortocircuito tra Arte e Pubblicità. Scepi, l’artista tenta dunque di restituire un senso al mondo, per questo si sovrappone allo Scepi pubblicitario. Non è di fatto una vera e propria cancellazione. Non può rinnegare completamente le innovazioni che se stesso ha creato. La potremmo semmai definire una correzione allo spirito del tempo che è continuamente mutevole perché è continuamente mutevole lo spirito dell’uomo.

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L’idea dell’ Over Ad Art arrivò a Franco Scepi i primi anni 60, al tempo in cui era scenografo al Teatro alla Scala di Milano. Durante un viaggio di studio a New York ricordava le parole di Nicola Benois che attribuiva all’arte della scenografia una certa decadenza nei confronti di altre espressioni contemporanee. In Canal Street ci fu un incontro casule con George Maciunas presentatogli dall’amico pittore Rino Senaglia. Maciunas aveva ideato il nome Fluxus, un concetto caratterizzato da una totale apertura del linguaggio artistico a tutti i materiali del mondo e a tutti i modi di comunicare con diversi media e diverse discipline artistiche. Dalle performance, al rumorismo al cinema e alla pubblicità . Era una opportunità straordinaria per un artista ricollegarsi al pensiero Fluxus e lavorare contemporaneamente su tutti i media per una pubblicità depurata dagli aspetti coercitivi e Over ad Art si rifà al concetto Arte e Vita di Fluxus.

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Quindi Over serve a identificare la mia mission di arte che va sempre oltre l’arte… e scorre, fatto che mi riporta alla mente il titolo dell’autore cecoslovacco Milan Kundera “Insostenibile pesantezza dell’essere” e la domanda: come fa una cosa pesante ad essere leggera? Lo è solo quando va oltre e ritorna ad essere sostegno al bisogno piu intimo dell’animo umano .

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